Federico si rifiutò sempre di esporre, e i suoi dipinti da cavalletto sono passati per il mercato solo in rarissimi casi. Li teneva in casa o li regalava alle persone a cui voleva bene, che li hanno conservati per decenni. Questa pagina raccoglie le opere oggi conosciute, in attesa di una campagna fotografica che le documenti come meritano.
Nella collezione di famiglia
Il Ritratto di Assunta Martelli, olio su tavola di 32 per 26 centimetri, è del 1931: la prima immagine che conosciamo della donna che Federico avrebbe sposato quattro anni dopo. Allo stesso anno risale un secondo ritratto di Assunta, a grafite su carta velina, di 23 per 33 centimetri, con il volto rivolto verso l’alto e una sicurezza di disegno di chiara formazione accademica.
Una piccola tavola a tecnica mista, di 22,5 per 12,6 centimetri, dipinta dopo il 1954, ritrae una borgata romana: è Montespaccato, il quartiere in cui Federico e Assunta vivevano. È l’unica opera nota in cui Federico dipinge il luogo della sua vita quotidiana anziché il mito dell’antico. La materia è densa, a impasto; in primo piano le case basse dai tetti rossi, i pali della luce e gli orti recintati, oltre la campagna il profilo della città con i primi palazzi alti. È la periferia romana degli anni Cinquanta colta nel momento in cui cambia volto.

Il grande Paesaggio laziale (90 per 145 centimetri con la cornice) mette in scena rovine con colonne corinzie, figure e un cavallo, un lago e una montagna sotto un cielo al tramonto. È lo stesso registro di grand décor settecentesco delle tele di Palazzo Emo Vecchiarelli. Una Madonna con Bambino (70 per 130 centimetri con la cornice), figura intera su fondo neutro con il manto azzurro e una pennellata rapida e costruttiva, è con ogni probabilità uno studio preparatorio per un affresco.
Nella collezione di famiglia si conservano anche alcune opere minori: due nature morte con vasi di fiori dei primi anni Sessanta, dipinte a impasto con pennellata rapida, e una piccola veduta di piazza Navona nel gusto del vedutismo settecentesco, con Sant’Agnese in Agone e la fontana del Moro nella luce del tramonto. Una serie di sue nature morte fu presentata nella mostra del 2013.



Alcune opere degli ultimi anni recano la firma “=GAN=”, di cui si parla nella biografia.
In altre collezioni private
Una natura morta a olio su tela, con una bottiglia, mele gialle e un grappolo d’uva, è firmata per esteso “F. Morgante”. La pennellata è sciolta, la tavolozza calda, e il giallo delle mele ha tutta l’aria di una dichiarazione d’amore per il suo colore preferito.

Un dipinto non firmato rappresenta un paesaggio industriale o portuale notturno, con tralicci, ciminiere, architetture geometriche e fasci di luce obliqui. È un’opera sorprendente, che parla il linguaggio dell’aeropittura degli anni Trenta, lontanissima da tutto quello che Federico ha firmato. Forse proprio per questo la regalò senza firmarla. Nella stessa collezione si trova un piccolo bozzetto di paesaggio siglato “F.M.”, con un borgo turrito su un’altura e un gruppo di alberi alti in primo piano.


Una tempera su tela con un paesaggio romano, colonne antiche tra la vegetazione sotto un cielo luminoso, fu regalata da Federico al pittore Piero Pierozzi durante una delle sue visite allo studio di via Margutta. Potrebbe trattarsi di un bozzetto per un pannello navale. Al centro, tra alberi dai fogliami azzurri e aranciati, sorge un tempietto rotondo in rovina che ricorda quello della Sibilla a Tivoli, con una piccola cascata in basso; la firma è in basso a destra.

Opere disperse
Di alcune opere resta solo il ricordo di chi le ha viste. Bruno Brondi, che da ragazzo gli preparava le tavolozze nello studio di via Margutta, ricorda una tempera grandissima, larga forse due metri e mezzo, con la Fontana di Trevi, a cui Federico lavorò a lungo intorno al 1960. Non era una commissione. Alla fine la comprò un americano, per ottocentomila lire, e Federico se ne separò a malincuore: a Bruno disse che con quel quadro ci parlava, tutte le mattine. Non sappiamo dove sia oggi. Se avete notizie di quest’opera, scriveteci.
Pensate di avere un’opera di Federico Morgante? Stiamo censendo i suoi dipinti: mandateci una fotografia.

