Biografia

Federico Morgante nasce a Roma il 23 giugno 1898. Il primo episodio della sua vita che la memoria di famiglia ha conservato riguarda la guerra. Tra il 1916 e il 1918, appena diciottenne, viene arruolato come cartografo e disegna mappe topografiche in volo sul fronte austriaco, a bordo di un biplano Caproni. Il suo primo lavoro, insomma, è guardare il paesaggio dall’alto e restituirlo con la mano.

Negli anni Venti si forma nella tradizione accademica romana. È allievo del pittore Ettore Ballerini (1868–1942) e con ogni probabilità frequenta la Scuola di Arti Ornamentali del Comune di Roma: una fotografia di gruppo databile intorno al 1920 ritrae allievi e maestri di quell’ambiente. La definizione di “autodidatta”, comparsa in alcune note biografiche successive, non trova riscontro nei documenti.

Foto di gruppo d'epoca: sette uomini in piedi, uno in divisa militare, e tre donne sedute in primo piano. Federico Morgante è il secondo da destra tra gli uomini in piedi
Foto di gruppo, circa 1920. Federico è in piedi, il secondo da destra. Con ogni probabilità vi sono ritratti allievi e insegnanti della Scuola di Arti Ornamentali del Comune di Roma, dove si formò; gli altri presenti non sono identificati. Se riconoscete qualcuno, scriveteci

In quegli stessi anni comincia il sodalizio che segnerà tutta la sua carriera, quello con l’architetto Armando Brasini (1879–1965). Per Brasini, e accanto a lui, Federico decora palazzi, ville e chiese a Roma e nei dintorni. Al suo fianco lavora quasi sempre Mario Brondi, aiutante storico, a cui si uniranno più tardi i figli. Alla metà degli anni Venti risale anche un cantiere lontano da Roma, documentato soltanto dalle fotografie di famiglia: Villa d’Ayala Valva, in provincia di Salerno, dove gli affreschi sono ancora visibili.

Cinque uomini in abiti da lavoro davanti a un muro di mattoni; Federico Morgante, giovane, con cardigan e sigaretta, è il secondo da destra
Federico, il secondo da destra con la sigaretta, con la sua squadra davanti a un muro di mattoni, fine anni Venti – inizio anni Trenta. Gli altri presenti non sono identificati. Se riconoscete qualcuno, scriveteci

Nel 1931 dipinge il ritratto di Assunta Martelli, che sposerà quattro anni dopo. Il 1935 è anche l’anno della Libia: un lasciapassare per le colonie datato 15 luglio e una serie di fotografie scattate a Tripoli e nel deserto testimoniano un soggiorno di lavoro. Brasini in quei mesi stava completando a Tripoli la sede della Cassa di Risparmio della Tripolitania, inaugurata nell’ottobre di quell’anno, e una delle fotografie libiche ritrae proprio Federico seduto sulla gradinata dell’edificio, con il piazzale ancora da sistemare. Che sia stato Brasini a chiamarlo è quindi più che verosimile, anche se nessun documento dice ancora quale lavoro vi abbia svolto. Un ritratto fotografico di poco successivo, con l’indicazione «Bari» sul retro, lo porta in Puglia: Vincenzo Mazzilli ricorda di aver sentito da Paolo di un affresco dipinto da Federico in una piazza del Sud, una pista ancora tutta da verificare. Nel 1937 nasce il figlio Paolo.

Fototessera di Federico Morgante giovane, con il timbro a secco Passaporto per l'estero e la firma autografa
Fototessera per il passaporto «per l’estero», 9 febbraio 1931, con la firma autografa
Ritratto di Federico Morgante in giacca e cravatta, con un'iscrizione a matita sotto l'immagine
Federico a metà degli anni Trenta. Sotto, a matita, l’iscrizione del suocero Nazzareno Martelli, padre di Assunta: «Federico Morganti genero di Nazzareno Martelli»
Fronte e retro di una fotografia: Federico sorridente sotto un pergolato e, sul retro, una dedica manoscritta
Federico intorno al 1931, sotto un pergolato. Sul retro la dedica ad Assunta: «Piccolo Sole che illumini la mia Via, riscaldi il mio cuore, fai grande il mio amore»
Ritratto fotografico di Federico Morgante sorridente, in cappotto, su carta goffrata
Ritratto fotografico, circa 1936. Sul retro l’indicazione «Bari»
Tre uomini davanti a un cancello; al centro Federico, alto, con cappello, pipa e braccia conserte
Federico, al centro con cappello e pipa, insieme ad amici e colleghi. 2 maggio 1937, data sul retro

Negli anni Trenta e Quaranta la famiglia abita al Flaminio, in via Luca Signorelli 5, a pochi passi da Ponte Milvio. Vi resterà fino al dopoguerra, intorno al 1949.

Assunta in abito a pois e Federico in giacca e cravatta su una terrazza, con i tetti del quartiere sullo sfondo
Federico e Assunta sulla terrazza di casa, in via Luca Signorelli 5, anni Quaranta
Fototessera di Federico Morgante in cappotto, segnata da una piega orizzontale
Fototessera, anni Quaranta
Gruppo di sei uomini davanti a un edificio, uno accovacciato in primo piano e uno con il camice chiaro
Federico, il secondo in piedi da sinistra, con un gruppo di architetti e lavoranti, circa 1940. Gli altri presenti non sono identificati. Se riconoscete qualcuno, scriveteci

Il dopoguerra è la stagione più fertile. Federico apre lo studio in via Margutta 33 e tra il 1949 e la fine degli anni Cinquanta lavora per circa dieci anni a Villa Miani, sulle pendici di Monte Mario: il cantiere più lungo della sua vita, dove su una parete dell’uccelliera si trova la sua prima firma datata, “F. Morgante 1949”. Nel 1952 l’architetto arredatore Carlo Pouchain lo chiama a decorare una delle suite di gran lusso del transatlantico Andrea Doria. È l’inizio di un rapporto che durerà oltre un decennio e lo porterà a bordo della Guglielmo Marconi, dell’Angelina Lauro e dell’Achille Lauro. Intanto continuano le commissioni romane: Palazzo Emo Vecchiarelli nel 1954, la Cappella del Santissimo nella Basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria a piazza Euclide nel 1960, ancora una volta per volontà di Brasini.

Federico con occhiali, sciarpa e grembiule davanti a un cavalletto con un cartone di strumenti nautici, accanto a una scala di legno
Federico nello studio di via Margutta, davanti a un cartone con strumenti nautici, carte e una veduta di città, circa 1955
Nove uomini in abiti da lavoro su una terrazza panoramica con due alti cipressi
Federico, il secondo da sinistra, con la sua squadra su una terrazza con cipressi, probabilmente a Villa Miani, circa 1955
Ritratto in studio di Federico Morgante sorridente, firmato in basso Crescente Roma 1959
Ritratto di Severino Crescente, Roma, 1959
Ritratto in studio di Federico Morgante con lo sguardo socchiuso, firmato in basso Crescente Roma
Dalla stessa serie di Severino Crescente, circa 1959
Fototessera di Federico Morgante in giacca a quadretti e cravatta
Fototessera, 22 marzo 1961

Chi lo ha conosciuto lo ricorda così. Arrivava in studio verso le undici e ripartiva all’una, sempre a piedi o in autobus, perché non aveva mai preso la patente. Fumava molto, con il bocchino, e gli operai capivano che stava arrivando dal rumore del bocchino battuto sulla scatola dei fiammiferi. Quando il medico gli disse di fumare meno, prese a tagliare le sigarette in cinque pezzi. Era di carattere fumantino e amava il giallo: a Palazzo Brasini, mentre dipingeva la Madonna di un’edicola all’aperto, l’architetto pretese che il mantello fosse azzurro; lui sbatté i colori a terra e se ne andò, dicendogli che se lo voleva azzurro poteva dipingerselo da solo. Rispondere così a Brasini, ricorda Bruno Brondi, era impensabile. Brasini andò a cercarlo per fare pace. Il mantello rimase giallo.

Federico, sorridente con un giornale sulle ginocchia, e Assunta che ride, seduti su due sdraio all'ombra accanto a un'automobile
Federico e Assunta accanto alla Renault 4, circa 1969
Due fotogrammi affiancati: Federico con cappello, occhiali e cappotto scuro e Assunta in cappotto, in campagna d'inverno
Federico e Assunta in campagna, circa 1970

Lavorò quasi esclusivamente a tempera, con ricette proprie che i colleghi si passavano come documenti preziosi, e fu anche un restauratore di grande abilità, amico e sodale di Amleto De Santis. Non volle mai esporre i suoi quadri. Preferiva l’idea, che ricorda l’utopia di William Morris, dell’artigiano decoratore: un mestiere al servizio degli spazi e delle persone, più che della propria firma. Molti dei suoi dipinti da cavalletto li ha regalati.

Federico anziano con cappello a quadri e cappotto scuro accanto al figlio Paolo, giovane, con sciarpa a righe, davanti a rami spogli
Federico con il figlio Paolo, fine anni Sessanta
Fototessera di Federico Morgante anziano, sorridente, con giacca di tweed e penne nel taschino
Fototessera, giugno 1967

Negli ultimi anni, segnati da problemi di salute, alcune sue opere compaiono firmate con una sigla curiosa, “=GAN=”: il cognome privato di “MOR” e di “TE”. In famiglia si è sempre letta come un modo di togliere la morte dal proprio nome; un amico del figlio Paolo, Vincenzo Mazzilli, ricorda di avergli fatto notare la coincidenza guardando i quadri.

Tre righe manoscritte: e le ho fatto notare che coincideva da quando aveva iniziato a firmare i quadri diversamente, cioè MOR(GAN)TE, aveva tolto morte dal suo cognome
Dalla lettera di Vincenzo Mazzilli, 2020

Bruno Brondi, che lavorò con lui fino al 1973, lo vide per l’ultima volta nel cantiere di una birreria a piazza Santi Apostoli, dove la squadra dipingeva le fasi della lavorazione della birra. Federico venne a controllare il lavoro, poi se ne andò a piedi, come sempre, appoggiandosi al bastone e fermandosi a guardare le vetrine.

Federico Morgante muore a Roma il 2 novembre 1975.